di Edoardo Fregoso e Gian Guido Zurli
(l'immagine sopra è tratta dal film Déjà-Vu: DOPPELGANGER Capitolo Finale, di Gian Guido Zurli, Adler & Associates Entertainment Inc. 2018.)
Riportare con esattezza storica chi sia stata l’ultima donna giustiziata in Italia (nell’Ottocento) e con quale metodo, risulta un compito estremamente difficile, a causa della divisione degli Stati pre-unitari e delle numerose lacune nelle cronache della seconda metà del XIX secolo. Gli unici mezzi che possono confermare o smentire il fatto che un’esecuzione ha realmente avuto luogo, sono i “registri dei giustiziati” delle confraternite delle varie città italiane o cronache scritte da persone che hanno assistito all’esecuzione oppure, infine, le raccolte giurisprudenziali dei vari tribunali. Ci sono molti esempi che non riguardano solo donne, di sentenze di condanna alla pena capitale emesse nella seconda metà del XIX secolo che però non hanno avuto luogo per un provvedimento di Grazia Sovrana. Molti registri dei giustiziati di varie confraternite presenti nelle città italiane, sono andati perduti. Inoltre, alcune cronache della seconda metà dell’Ottocento, parlano di terribili assassine condannate a morte, ma spesso non è chiaro se l’esecuzione abbia avuto luogo o se sia intervenuta una Grazia o una commutazione della pena.
Effettuando alcune ricerche, con il materiale a disposizione, abbiamo trovato le seguenti informazioni:

- Venezia: Veneranda Porta, (decapitata), omicidio, 1781 (secondo le fonti, l’esecuzione avvenne il 12 gennaio 1781, tuttavia poiché l’anno civile a Venezia iniziava il 25 marzo, per la Serenissima l’esecuzione era avvenuta ancora nel 1780.
- Regno di Napoli (Napoli): Colomba D'Auria (impiccata), omicidio, 1813
- Ducato di Modena (Modena): Maria Zanni (impiccata), omicidio, 1826
- Regno di Sardegna, (Genova): Maria Giusto (impiccata), omicidio, 1852
- Ducato di Parma (Parma): Sofia Pescatori (impiccata), veneficio, 1840
- Stato Pontificio (Perugia): Maria Rossetti (decapitata), omicidio, 23 ottobre 1855
Per quanto riguarda invece il Regno D’Italia, l’ultima donna giustiziata per spionaggio in favore degli Alleati, fu Laura D'Oriano, a Roma il 16 Gennaio 1943 tramite fucilazione. Trattandosi evidentemente di un crimine politico e di una sentenza pronunciata da un Tribunale Speciale, possiamo concludere che l’ultima donna giustiziata in Italia per omicidio (e quindi per un reato comune) fu una certa Colomba Dagrumo, fucilata il 21 Gennaio 1939 a Trani per sequestro di persona e omicidio. La notizia dell’effettiva esecuzione della sentenza è riportata dal quotidiano La Stampa dello stesso giorno, nell'edizione serale e in quello successivo.
Sulla base delle informazioni che siamo stati in grado di reperire, possiamo concludere che:
1) l’ultima donna (criminale) giustiziata in Italia fu Colomba Dagrumo, fucilata il 21 Gennaio 1939 a Trani;
2) l’ultima donna giustiziata nel XIX secolo fu Maria Rossetti, a Perugia, decapitata il 23 ottobre 1855;
3) verosimilmente Sofia Pescatori sembra essere stata comunque l'ultima avvelenatrice ad essere condannata alla pena di morte, la cui sentenza è stata eseguita.

Tuttavia potrebbero essersi verificati altri casi, ma non è stato possibile identificarli con certezza. Infatti, se consideriamo gli attuali confini dell’Italia, allora Sofia Pescatori è stata l’ultima avvelenatrice impiccata nel Bel Paese.

Tuttavia in Savoia, regione di lingua francese che però faceva parte del Regno di Sardegna, venne giustiziata una certa Françoise Vinit, di 32 anni, giornaliera, di Argentine. Venne condannata a morte dalla Corte d’Appello di Chambéry il 18 dicembre 1850 per avere avvelenato Josephte Gerbier. La sentenza venne confermata in Cassazione a Torino il 20 marzo 1851, e la Vinit venne impiccata, sempre a Chambéry, il 10 aprile dello stesso anno.
Sembra che l’esecutore di giustizia incaricato fosse Pietro Pantoni, fratello del boia di Parma. Quello che è interessante di questo caso, è che l’avvelenamento sembra essere stato molto dubbio, forse la povera Vinit fu vittima di un errore giudiziario.
Bibliografia
Su Veneranda Porta:
Venezia Criminale, di Davide Busato.
G. Stefani, recensione al dramma “Veneranda Porta” in Il Caffè Pedrocchi, anno II, n. 39, 26 settembre 1847, p. 330.
Pasquale Negri (a cura di), Soggiorno in Venezia di Edmondo Lundy, Venezia, G. Grimaldo, 1854, II, pp.148 - 233.
Su Colomba d’Auria:
Antonella Orefice, Giustiziati a Napoli dal 1556 al 1862 nella documentazione dei bianchi della giustizia, Napoli, D'Auria M., 2015.
Su Maria Zanni:
Annalisa Ferrari, Dio ne salvi, in Francesco Cattaneo, Annalisa Ferrari, Gisella Gerosa, Roberto Grassi, Mendicanti, emarginati e malfattori. Storie minime tra Sette e Ottocento, Milano, Franco Angeli, 2010, pp.28 - 43.
Su Maria Giusto:
Giacomo Borgonovo, Il patibolo, il carnefice, il paziente, ventiquattr’ore di storia, Genova, Lavagnino, 1868, 2 ed., p. 60, n.1.
Su Maria Rossetti:
Anonimo (Ernesto Mezzabotta), Mastro Titta, il boia di Roma: Memorie di un carnefice scritte da lui stesso, Trabant, 2009, Brindisi, p. 271 ss.
Su Françoise Vinit:
Collezione delle sentenze del magistrato di Cassazione, 1851, Torino, Tipografia di Giuseppe Favale e C., 1851, pp. 66 - 68.
Giornale delle scienze mediche, anno IV, Torino, Tipografia di Giuseppe Favale e C., XII, 1851.
Esecuzioni capitali in Savoia – L’avvelenatrice di Argentine, di Milo Julini.
